Un progetto turistico-culturale inteso a valorizzare la zona costiera della Sicilia occidentale. Il museo si trova all'interno di un baglio, un'antica fattoria-fortezza del Seicento adibita alla molitura del sale, cui è annesso un grande mulino a vento, tra le sue stanze sono raccolti e conservati gli antichi strumenti di lavoro dei salinari oltre a diverse immagini in bianco e nero, che raccontano la storia di questa antichissima attività. Pannelli didattici ricostruiscono le fasi del ciclo lavorativo: i vecchi ruzzoli per compattare il fondo delle saline, i carteddi ovvero le ceste per trasportare il sale, le pale di legno dei mulini (ntinni), la spira o vite d'Archimede per aspirare l'acqua della vasca detta "fridda", i listelli di legno (tagghia) per misurare il sale, i sacchi di iuta, il carro-botte che attaccato al mulo faceva la spola tra una vasca e l'altra per dissetare i salinari, la pesante macina che consentiva di raffinare il sale, le reti e le nasse per la pesca delle spigole e delle orate allevate tra le vasche. Arnesi di lavoro oggi in disuso e che ora costituiscono un relitto di archeologia industriale. Le tecniche di coltivazione e raccolta sono rimaste praticamente le stesse nel corso dei secoli; i mulini a vento, utilizzati per la macinazione nel ‘700 divennero anche strumento di sollevamento delle acque marine mediante una grossa vite “di Archimede”. L'acqua di mare viene fatta convogliare a più riprese in apposite vasche, diverse per grandezza e profondità, e lasciata evaporare grazie all'azione associata del vento e del caldo, per poi essere raccolta dal fondo sotto forma di grossi cristalli di cloruro di sodio. Le vasche sono divise in cinque ordini e ognuna di esse ha un nome e una funzione specifica: la fredda; le retro-fredde; le vasche ruffiane; le calde; le caseddare. Al primo ordine appartiene la "fridda" che è la prima vasca a ridosso della costa e in cui viene fatta entrare l'acqua del mare da un'apertura provvista di cateratta a saracinesca. Via via la densità salina aumenta fino a giungere alle caseddare dove avviene l’evaporazione finale dell’acqua e la cristallizzazione del sale, pronto per la raccolta in munzidduna sugli aironi. I cumuli di sale vengono poi ricoperti di ciaramire perché resti protetto dagli agenti atmosferici prima che entri in lavorazione per essere raffinato. I canali che si intrecciano tra le saline avevano una funzione importantissima quando il trasporto del sale avveniva sugli schifazzi, particolari imbarcazioni a vela prodotte dai cantieri del trapanese proprio a servizio delle saline.
POSIZIONE SULLA MAPPA:
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